Non ho resistito: ho scattato la foto che si vede qui sotto. In un certo senso ho ritrovato due amici...
Può la vita di una persona essere paragonata ad una lunga partita di pallone? E' davvero possibile usare la metafora calcistica per spiegare tutti i "fatti della vita"? Io cerco una chiave, uno spartito entro il quale raccontare semplici fatti della mia misera esistenza e, magari, comunicare qualche pensiero di senso compiuto. Per una spiegazione più esauriente vi rimando al post "Benvenuti!" e mi auguro di trovare lungo il cammino tanti compagni di viaggio. Buona lettura
lunedì 30 settembre 2013
Falquus attenti! Ci sono aggiornamenti!!
Ero appena arrivato a Mestre, ero nel sottopasso della stazione, quello che sbuca a Marghera, e ho sentito un richiamo. Quando posso e c'è tempo tra un treno e l'altro vado a salutare la casa in cui sono nato e ho vissuto per dodici anni. Avevo intenzione di scattare la solita fotografia di rito, di entrare nella rivendita di giornali o nel bar Centrale, come facevo allora, ma che senso avrebbe avuto? Sapevo che c'era un motivo se mi trovavo li, ma poteva essere così banale? Poi mi sono accorto che stavo facendo tardi e ho attraversato via Rizzardi per riprendere via Ulloa. Qui c'era il campetto dove ho giocato la partita con i Falquus. Già, c'era...si perché oggi c'è una brutta costruzione in cemento, una scuola forse o un centro sociale, non mi interessa: è Orribile. Allora guardo verso quella immane bruttura e vicino all'entrata vedo due alberi enormi e mi dico: "Questi non li hanno toccati, c'erano anche allora". Poi ho riflettuto meglio e ho rivisto per un attimo, attaccato tra quegli alberi, lo striscione "Falquus attenti" che tanto mi aveva impressionato da bambino.
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