giovedì 19 settembre 2013

IO ODIO ANNECCHIARICO

Non è vero: gli voglio molto bene, ma quando l'ho conosciuto, con i suoi compagni di classe, al liceo, l'avrei ammazzato. Questa sera ho giocato con lui dopo 25 anni e mi è tornato tutto in mente. Per la veritá non credevo che questa sarebbe stata una partita memorabile, sicuramente non più di quella dello scorso mercoledì, con tutti i suoi strascichi esistenziali. eppure non appena ho rivisto Annecchiarico di persona il fiume dei ricordi ha rotto gli argini e la partita mi ha regalato lo spunto per questo post.
Ero al liceo, al primo anno (quindi il terzo per i non addetti ai lavori). Mi ero iscritto in palestra, sotto casa, e ci andavo un paio di volte a settimana. Una sera tornai a casa stanco, troppo per aver fatto soltanto un leggero allenamento, e con un forte mal di testa. Nei due giorni successivi il mal di testa peggiorò di molto. Venne il dottore e fui ricoverato in ospedale, reparto malattie infettive. Nessuno sapeva cosa avessi, ma mi curavano come se fosse meningite. In ospedale ci passai due mesi, fermo a letto, nell'attesa che quella strana malattia fosse curata. Alla fine se ne andò da sola e io tornai a casa e dopo un po' anche a scuola. Avevo una gran voglia di riprendere anche a giocare a pallone, ma dovetti aspettare, per prudenza. Un giorno, però, mi si avvicina Aldo e mi fa, a bruciapelo: " Ma tu, adesso, puoi giocare di nuovo?" E io:" Certo che posso!!" e lui:"Allora sfidiamo quelli della IV D, adesso possiamo!!". Non capivo l'entusiasmo per una sfida inedita e soprattutto contro dei ragazzi più piccoli di noi e senz'altro più deboli. La mia squadre del liceo dopotutto era una rarità. Aveva pochi rivali anche tra i ragazzi più grandi, era ben assortita e abituata a vincere. La nostra unica rivale degna era quella dei pari età della sezione C (del monumentale portiere Marco Lopez) e la mia mente semplicemente non concepiva che degli "sbarbatelli" del ginnasio potessero insidiare il nostro primato. Detto questo, l'entusiasmo che Aldo dimostrava per il mio rientro in squadra, come se fossi il perno di una difesa impenetrabile, fu un vero toccasana per il corpo e per l'animo. Giocammo all'Isola Verde, sul Picentino, teatro negli anni successivi di un memorabile torneo e io mi presentai con pantaloncini e maglia della salute, come se fossi guarito da una broncopolmonite e temessi una ricaduta. Era primavera, era pieno giorno e io sudavo come una bestia già mentre uscivo dagli spogliatoi per raggiungere il campo. Come se non bastasse, qualcuno dei miei compagni, forse proprio Aldo, mi confessò nel tragitto che con la IV C avevano già giocato mentre io ero in ospedale e avevano perso!! Arrivato al campo, mi trovai di fronte un cristone alto e dinoccolato: Annecchiarico. La faccia era quella di un bambino, ma il fisico, il portamento, la camminata e il tocco di palla erano quelli di un giocatore vero. Giocava in difesa ed era praticamente insuperabile. La squadra girava intorno a lui e quegli sbarbatelli dei suoi compagni correvano, eccome se correvano. Mi prese una certa ansia. Quei disgraziati non avevano nessun rispetto e ci misero sotto. Io ero debilitato e il mio fisico non aveva ancora recuperato. Mi mancavano resistenza e velocità. Non che le abbia mai avute, ma in quel frangente avevo una giustificazione. Perdemmo la partita, ma più di tutto mi dispiacque di aver deluso Aldo: avevo perso l'occasione di diventare il suo eroe e confermare la mia leadership in seno alla squadra (ammesso che l'abbia mai avuta). Maledetto Annecchiarico. Però era simpatico, per nulla spocchioso e diventammo amici. L'ho anche battuto qualche volta, ma solo perché si era fatto prendere dalle gerarchie scolastiche. Lui era un "quartino" e io ero al liceo, quindi si adeguò da classico bravo guaglione, perdendo diligentemente. 
Ieri sera l'ho rivisto. Un po' appesantito, senza capelli, ma con la cazzimma intatta. Ovviamente abbiamo vinto, lui, io e Raffaele, mentre Guido declinava causa partita del Napoli. 
Ma l'amarcord non è finito, adesso che l'ho rivisto mi sono ricordato di Brolo....





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