Lo stadio di via Tanagro era terminato, compreso tra le palazzine "dei ferrovieri" e la cooperativa "dei socialisti" era dotato persino di una tribunetta. Ora occorreva una squadra degna di tale magnificenza, meglio due. Nacquero così la Real Tanagro e la MAATVA Sport. La prima era composta dai ragazzini più giovani e io ne facevo parte. Avevamo un completino bianco e granata e io portavo il n. 13. Avrei preferito il 10 o magari il 9 o il 7, ma mi toccò il 13. Il perché è semplice. Trascorrevo a via Tanagro tutta l'estate, insieme ai miei, ma vivevo a Venezia e mi ci trasferivo quando le scuole chiudevano. L'anno in cui presero i completini arrivai tardi e non ebbi altra scelta che comprare quello di un amico sfigato, uno di quelli che non giocano mai, nemmeno se comprano la maglietta, nemmeno se portano il pallone. Lui lo alla fine lo capì e mi cedette (a caro prezzo) maglietta, pantalone e calzettoni. L'altra squadra, invece, era composta da ragazzi più grandi e il nome MAATVA non era che l'acronimo formato dalle iniziali dei nomi dei componenti: Massimo, Arturo, Antonio, Tonino, Vittorio, Antonio (un nome alquanto comune). Avevano comprato delle magliette "karisma" gialle, inguardabili, che nelle loro intenzioni avrebbe dovuto richiamare le divise del Brasile...
La Real Tanagro era una squadra tosta ed estrosa. Avevamo persino un brasiliano vero, Luiso, nato in Brasile da genitori italiani emigrati per lavoro e poi tornati in patria e uno di adozione, Enzo G., capace di dribbling strepitosi in un fazzoletto. Anche la MAATVA non scherzava. C'era Massimo che giocava con la maglia n. 14, come Cruijff e Tardelli, Arturo, difensore roccioso, ma dai piedi di legno e Vittorio, bravissimo di testa e nei colpi di volo. Due squadre degne di cotanto stadio, che, quando giocavano, soprattutto le sere d'estate, attiravano un discreto pubblico.
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