sabato 27 aprile 2013

Falquus attenti...

Le mie prime partite le ho giocate nel cortile di casa, a Marghera. Ero il Maradona del mio condominio ed era normale: ero quello che andava meglio a scuola, quello che parlava bene l'italiano, il veneziano, ma anche il napoletano. Tutto mi riusciva facile, sapevo tutto io. Avevo persino saltato un anno a scuola, passando direttamente dalla prima elementare alla terza e sconvolgendo il sistema scolastico locale. Insomma, ero una vera celebrità, gelosa del proprio status e assolutamente decisa a mantenerlo. Certo, non che fosse tutto rose e fiori. Infatti, posso confessare ormai, a distanza di anni, che all'epoca ero un pochino spocchiosetto e che per questo un paio di volte le avevo anche prese. In ogni caso vivevo da re nel mio dominio quando il destino si mise di traverso. Si presentarono a casa mia due amici, Andrea e Alberto e consegnarono ai miei una strana tesserina, fatta con carta quadrettata, con uno strano animale dipinto sopra e con la quale mi si nominava giocatore della squadra di calcio dei Falquus. Io non ero in casa e quando arrivai scrutai la tessera con curiosità, ma chissà perché mi convinsi che si trattava di uno scherzo e la gettai. In ogni caso non avevo voglia di provare ad altri quello che sapevo già e che nel mio regno era già noto: io ero bravissimo a giocare a calcio. Tuttavia, non avevo fatto i conti con i due improvvisati manager che frequentavo ogni domenica in parrocchia: eravamo, infatti, tutti lupetti del Marghera 1*. Secondo loro, invece, la tessera era fondamentale. Stavano costruendo una squadra di calcio a 11 e io ero stato convocato per la prima partita! Ora, occorre chiarire che tutta la professionalità profusa dai due rampanti manager si era esaurita con la confezione e la consegna delle tessere ai giocatori. Infatti, la squadra non aveva una sede, un allenatore ne uno straccio di campo e i giocatori nemmeno si conoscevano tra di loro. Io, per esempio, conoscevo soltanto loro due e Giovanni, amico di scuola con il quale c'era una sana rivalità. Questo però non aveva scoraggiato i due novelli Moggi, i quali si erano dati un gran da fare e alla fine avevano trovato il campo e, soprattutto, un avversario. Nemmeno a dirlo, io non ero certo entusiasta, ma nemmeno potevo tirarmi indietro: cosa avrebbero pensato di me i miei amici? E quale scusa avrei mai potuto inventare? Non me ne venne in mente nessuna e mi trovai così, un bel giorno, su di un enorme campo da calcio vicino casa, che ora è un parcheggio, vestito con una maglietta bianca, insieme ad altri 10 fessacchiotti come me. La squadra avversaria era agguerrita ed aveva persino una nutrita e appassionata tifoseria. Uno di loro aveva anche portato uno strano striscione. Aveva legato una corda tra due alberi e sulla corda aveva appeso una serie di lettere colorate che componevano la frase "FALQUUS ATTENTI". Questo genio si premurò anche di precisare che non aveva fatto in tempo a finire lo striscione e che la frase avrebbe dovuto continuare con un eloquente "VI SPACCHEREMO I DENTI" in perfetta rima baciata. Noi eravamo un po' impauriti, ma ci eravamo portati l'arma segreta: il cugino di Andrea, più grande di noi e bravissimo a giocare a calcio. E infatti, la partita ebbe inizio e il cugino in questione si rivelò un'iradiddio. Peccato che avesse un piccolo, ma fondamentale difetto: non passava mai la palla, e anzi, si arrabbiava quando qualcuno della sua squadra la reclamava. Io fui tra coloro che vennero brutalizzati. Mi ero trovato sulla traiettoria del pallone e avevo osato colpirlo: apriti cielo, lesa maestà! Eravamo sullo 0 a 0 e lo stallo era totale. Il nostro fuoriclasse correva come un ossesso in avanti, perdeva il pallone e correva come un ossesso indietro per recuperarlo. Io e gli altri della mia squadra eravamo sostanzialmente spettatori. Poi però successe l'imponderabile. Eravamo verso la fine della partita e la palla finì in calcio d'angolo. Mi piazzai in area, ma senza convinzione, anzi, attendendo impaziente la fine della partita. Non ricordo chi batté quel calcio d'angolo, ma ricordo che la palla passò tra le gambe di almeno un paio di avversari e di altrettanti miei compagni, poi ebbe un rimbalzo strano, arrivò dalle mie parti, sul primo palo, la toccai con un ginocchio ed entrò in rete!!! 1 a 0. Stavamo vincendo e avevo segnato io!! Non credevo ai miei occhi. I Falquus alla loro prima partita stavano vincendo ed era tutto merito mio! Dopo il gol la partita riprese e continuo sulla stessa falsariga di prima, con il cugino fuoriclasse che portava a spasso l'intera squadra avversaria e con la tifoseria avversaria che presa dallo scoramento rumoreggiava e ci riempiva di insulti. Poi qualcuno decretò la fine e noi ci ritrovammo increduli vincitori. Io, poi, camminavo ad un palmo da terra, mentre Giovanni rosicava e mi ripeteva:" Io ero dietro di te e se tu non la prendevi, la palla, avrei segnato io!", ma mi sentivo troppo felice per notare il tono vagamente sarcastico: noi eroi non indulgiamo in umane debolezze. Nemmeno a dirlo, nonostante le ripetute richieste di rivincita, i Falquus non giocarono altre partite e, quindi, credo che abbiano ancora il migliore score della storia: 100% di partite vinte e zero gol subiti, meglio di Real, Barcellona, Milan e Juventus.

Nessun commento:

Posta un commento