giovedì 12 settembre 2013

IL MOMENTO DELLA SVOLTA

Compatisco chi pensa che non vi sia alcun legame tra una partita di pallone e la vita di una persona. La partita chiarifica il presente e apre una finestra sul futuro. Non lo determina, sia chiaro, ma mette le persone consapevoli di questo legame di fronte ad una serie di prospettive. Sta a noi scegliere. Le ultime due partite avevano una valenza prevalentemente emotiva: una celebrava la ritrovata amicizia, l'altra il passaggio delle consegne con la nuova generazione. Ieri sera, invece, la sensazione è stata completamente diversa. Una partita organizzata senza preavviso. L'ineludibile invito di un amico che non vedevo da tempo. La necessità di cercare e acquistare un paio di scarpette da calcetto, perché non avrei potuto procurarmele diversamente. Queste le premesse. Avrei potuto dire semplicemente di no e avrei potuto anche raggiungere i miei amici e fare lo spettatore, ma non ci ho nemmeno pensato, ho sborsato cinquanta Euro per una paio di scarpette rosso fiamma e mi sono avviato al campo. Ero certo di poter sostenere lo sforzo fisico senza problemi ed ero certo che mi sarei divertito. Avevo sottovalutato le premesse e i precedenti. La partita con gli amici scout era andata bene perché in squadra avevo compagni che correvano anche per me, mentre la partita con i miei alunni e il nipotino acquisito non aveva richiesto grandi sforzi, considerata la riluttanza dei miei alunni a fare sfigurare il proprio prof.- Ieri sera invece, la verità nuda e crudele mi si è parata davanti agli occhi. La mia squadra era evidentemente scarsa e pesantemente a corto di fiato. I nostri avversari, invece, erano bravi tecnicamente e allenati il giusto. Palla al centro e dopo mezzora eravamo 7 a 1 per loro e non c'è niente di peggio che trovarsi sotto di sette goal contro una squadra di romani veraci, a Roma. Ti diverti poco e anche se ti impegni, li rincorri e dai tutto quello che puoi, lo sfottò arriva inevitabilmente. Si comincia con qualche battuta sarcastica, poi si passa alla proposta di ricominciare la partita dallo zero a zero e, infine, ti ritrovi con gli avversari che evitano di intervenire con decisione e persino ti incoraggiano a tirare verso la loro porta. Devo dire che un sussulto di orgoglio l'ho avuto e, direttamente da calcio d'angolo, ho tirato in porta colpendo il secondo palo, lasciando il portiere di stucco. Non ho segnato, ma mandato loro un messaggio: in altri tempi avreste avuto poco da sfottere. Mi sono dato da fare, ho cercato di correre e non mollare, ma il risultato non è cambiato. Questa mattina mi sono svegliato con un mal di schiena poderoso e non sono bastati due Aulin per placarlo. Avrei dovuto immaginarlo: era già capitato.
Ora ho chiara la prospettiva.
Potrei rassegnarmi alla mia attuale imbarazzante forma fisica, al mio surplus di grasso oppure mettermi a regime, lavorare per dimagrire e ridurre il dolore alla schiena. La prima sembrerebbe la scelta più coraggiosa, più logica, ma siamo sicuri che non sia invece più utile rassegnarmi all'età, dedicarmi a una attività fisica più dolce e chiuderla una volta e per sempre con questa storia del calcio giocato?
 

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